giovedì 12 febbraio 2009
BRONCOPNEUMOPATIA CRONICA OSTRUTTIVA
Ad aggravare questo quadro clinico è l’aumento della predisposizione alle infezioni respiratorie di origine virale, batterica o fungina. Non esiste al momento una cura efficace, ma sono disponibili diversi trattamenti per controllare i sintomi e per evitare pericolose complicanze. Fondamentale è invece la prevenzione, per ridurre al minimo i fattori di rischio.
I SINTOMI...
Prima della diagnosi, i due sintomi principali della Bpco sono la tosse e la dispnea, qualche volta accompagnati da respiro sibilante. Spesso la tosse è cronica, più intensa al mattino e caratterizzata da espettorazioni croniche. La tosse cronica e l’espettorazione precedono spesso di anni la comparsa della riduzione del flusso aereo espiratorio, sebbene non tutti i soggetti che presentano tosse ed espettorazione svilupperanno poi la BPCO. La dispnea compare gradualmente nell'arco di diversi anni e nei casi più gravi può arrivare a limitare le normali attività quotidiane. In genere, queste persone sono soggette a infezioni croniche dell'apparato respiratorio, che occasionalmente provocano ricadute accompagnate da una sintomatologia aggravata. Con il progredire della malattia questi episodi tendono a divenire sempre più frequenti e si accentuano con gli sforzi. I sintomi sono in pratica gli stessi dell' asma, dalla quale si differenzia proprio per la irreversibilità della limitazione del flusso aereo; infatti la BPCO compare in età adulta con sintomi quotidiani e lentamente progressivi, e generalmente associata ad un lungo abuso di fumo, si manifesta con dispnea durante l'esercizio fisico e con riduzione del flusso aereo espiratorio in larga parte irreversibile, invece , l' ASMA generalmente ha un esordio precoce, in età infantile, presenta una sintomatologia variabile secondo i giorni e a manifestazione piuttosto notturna, è spesso associata a rinite, allergia o eczema, la riduzione del flusso aereo espiratorio è abbastanza reversibile a differenza della BPCO.
FATTORI DI RISCHIO ( CAUSA DELLA BPCO)
Esistono diversi fattori di rischio, alcuni individuali, altri di origine ambientale. Tra i fattori individuali, ci sono molti geni che si ritiene possano essere associati all'insorgenza della Bpco. Al momento, i dati più significativi in proposito sono quelli relativi al deficit di alfa1-antitripsina, una condizione ereditaria piuttosto rara caratterizzata dalla carenza di questa proteina epatica che normalmente protegge i polmoni. Ci sono poi alcune patologie respiratorie complesse che possono contribuire allo sviluppo della malattia, in particolare l'asma e l'ipersensibilità bronchiale. Le infezioni respiratorie nella prima infanzia, inoltre, si associano ad una riduzione della funzionalità ventilatoria e ad un aumento dei sintomi respiratori nell'adulto.
Tra i fattori ambientali, numerosi studi indicano che il principale fattore di rischio per lo sviluppo della Bpco è il fumo di tabacco, in particolare quello di sigaretta (meno quello di sigaro e pipa), che accelera e accentua il decadimento naturale della funzione respiratoria. Anche il fumo passivo può contribuire parzialmente allo sviluppo della malattia, in quanto favorisce l'inalazione di gas e particolato. Gioca un ruolo determinante anche l'esposizione intensa e prolungata a polveri, sostanze chimiche, vapori o fumi irritanti all'interno dell'ambiente di lavoro (per esempio silice o cadmio), l'inquinamento degli ambienti interni determinato dalle cucine e dal riscaldamento in ambienti poco ventilati, l'inquinamento esterno, il cui ruolo nel determinare la BPCO non è ancora ben determinato, e infine infezioni respiratorie come bronchiti, polmoniti e pleuriti possono predisporre infine al deterioramento dei bronchi.
DIAGNOSI DELLA BPCO
Il principale strumento diagnostico per la Bpco è la spirometria, che permette di misurare la capacità polmonare residua. In corso di spirometria è necessario misurare:
a)Capacità Vitale Forzata (CVF) e
b)Volume Espiratorio Forzato in un Secondo (FEV1),
e calcolare il rapporto FEV1/CVF. % del predetto (Indice di Tiffenau) - espresso considerando i valori normali per sesso, l'età e l'altezza.
I pazienti affetti da BPCO presentano tipicamente una riduzione sia del FEV1 che del rapporto FEV1/CVF. L'entità dell'alterazione spirometrica in genere correla con la gravita della BPCO. Tuttavia si dovrebbero considerare sia i sintomi che le alterazioni spirometriche prima di iniziare un trattamento personalizzato per ciascun paziente con BPCO.
La malattia è stata classificata in quattro diversi livelli di gravità:
stadio 0: soggetto a rischio, che presenta tosse cronica e produzione di espettorato. La funzionalità respiratoria risulta ancora normale alla spirometria
stadio I: malattia lieve, caratterizzata da una leggera riduzione della capacità respiratoria
stadio II: malattia moderata, caratterizzata da una riduzione più consistente della capacità respiratoria e da dispnea in caso di sforzo
stadio III: malattia severa caratterizzata da una forte riduzione della capacità respiratoria oppure dai segni clinici di insufficienza respiratoria o cardiaca.
TRATTAMENTO DELLA BPCO
Gli obiettivi del trattamento della BPCO comprendono:
a)Prevenire l'evoluzione della malattia
b)Migliorare la sintomatologia
c)Migliorare la tolleranza allo sforzo
d)Migliorare lo stato di salute
e)Prevenire e trattare le complicanze
f)Prevenire e trattare le riacutizzazioni
g)Ridurre la mortalità
h)Prevenire o ridurre al minimo gli effetti collaterali del trattamento
La sospensione dell'uso di sigarette dovrebbe essere compresa quale obiettivo facente parte del programma di trattamento.
TALI OBIETTIVI POSSONO ESSERE RAGGIUNTI ATTRAVERSO LA REALIZZAZIONE DI UN PROGRAMMA DI TRATTAMENTO DELLA BPCO COMPOSTO DA QUATTRO PARTI:
a)Valutazione e Monitoraggio della malattia
b)Riduzione dei fattori di rischio
c)Trattamento della BPCO stabilizzata
d)Trattamento delle riacutizzazioni.
Come trattamento farmacologico i farmaci più indicati per la Bpco sono i broncodilatatori, somministrati per via inalatoria, che sono in grado di dilatare le vie aeree e garantire così il maggior flusso possibile di aria. In caso di forme gravi o acute, si possono usare antinfiammatori potenti come cortisone e suoi derivati (glucocorticosteroidi), evitandone però l'uso prolungato a causa dei pesanti effetti collaterali, antibiotici, mucolitici, e antitussivi. Ai pazienti si raccomanda anche di vaccinarsi regolarmente contro malattie come l'influenza o la polmonite da pneumococchi, che potrebbero aggravare una funzionalità polmonare già fortemente compromessa.Accanto ai farmaci, esistono altre possibilità terapeutiche, come per esempio l'ossigenoterapia, ovvero la somministrazione di ossigeno puro, e la ventilazione meccanica, che supplisce all'insufficiente attività respiratoria. Inoltre ai pazienti viene consigliato di controllare il peso, per non affaticare ulteriormente il sistema respiratorio, e di praticare una serie di esercizi specifici per tenere in attività i muscoli del respiro.
sabato 31 gennaio 2009
ANGINA PECTORIS
L'angina pectoris è un dolore al torace provocato dall'insufficiente ossigenazione del muscolo cardiaco a causa di una transitoria diminuzione del flusso sanguigno (ischemia) attraverso le arterie coronariche. Il dolore tipico dell'angina insorge, al centro del petto sotto lo sterno, per via dell'accumulo di metaboliti tossici nel muscolo cardiaco a causa dell'ischemia transitoria; Altri disturbi sono il respiro affannoso, rapido e poco profondo, vertigini, nausea e sudorazione. è caratterizzato da un senso di profonda oppressione o costrizione, normalmente dislocato in zona retrosternale e dura di norma meno di 15 minuti. Frequenti sono le irradiazioni del dolore al braccio sinistro, alla schiena,alle spalle, alla gola, alle scapole, alla mandibola o alla bocca dello stomaco o si irradiano verso il collo con senso di chiusura delle vie respiratori e soffocamento.L'attacco di angina viene scatenato da attività che richiedono un improvviso aumento del fabbisogno di ossigeno del cuore (aumento dell'attività cinetica cardiaca e aumento del flusso sanguigno all'interno delle coronarie) ad esempio per un'attività fisica anche molto semplice, come salire le scale o lavare i piatti, uno sforzo, un'emozione o perfino un pasto importante;in altri casi la causa può essere il restringimento spontaneo delle coronarie ed in questo caso il dolore può comparire anche quando si è a riposo( come nella angina di Prinzmetal in cui gli attacchi possono insorgere a riposo ). TIPI DI ANGINA
angina pectoris stabile o da sforzo, dove la frequenza dell'insorgenza ed intensità del dolore sono prevedibili ed è una condizione cronica. E' caratterizzata dalla comparsa di dolore transitorio con caratteristiche che rimangono costanti nel tempo. La sintomatologia insorge in occasione di un aumento del carico di lavoro al cuore: questo è in genere determinato dall’esercizio fisico o da forti emozioni. In questa forma di angina il dolore regredisce abbastanza rapidamente con l’interruzione della causa scatenante o recede con l’assunzione di nitrati. Può evolvere in angina instabile se non si eliminano i fattori di rischio cardilogico...
angina pectoris instabile, dove la frequenza dell'insorgenza è sempre più crescente, così come l'intensità dl dolore, inoltre in questa forma non è prevedibile. Viene rinominata anche come "sindrome pre-infarto" ; in particolare la prima insorgenza di angina in un individuo è sempre, per definizione, instabile (angor instabile primario). Essa fa parte delle sindromi coronariche acute e si colloca come una sindrome di gravità intermedia fra quella dell’angina stabile e quella dell’infarto. Nel paziente con angina instabile la limitazione dell’attività fisica è persistente, la presenza di angina a riposo ricorrente e i sintomi tendono ad essere, in generale, ingravescenti. Il dolore toracico è più intenso rispetto a quello dell’angina stabile, le crisi sono spesso ravvicinate e di durata superiore ai 30 minuti. Questa forma ha una particolare rilevanza clinica per la frequente e rapida evoluzione verso un infarto miocardico e non deve in alcun modo essere sottovalutata; questo dunque vale anche per la prima insorgenza del dolore anginoso in un individuo, che deve essere tempestivamente controllato.
Anche l'angina di Prinzmetal può evolvere in attacco di cuore, soprattutto se la durata degli spasmi dovesse prolungarsi; questa eventualità non è comune e generalmente non si presenta nei pazienti sotto cura specifica.
In rari casi l'angina pectoris può evolvere in aritmia cardiaca.
Due forme particolari:
l'angina variante o angina di Prinzmetal, nella quale c'è all'ECG un sopraslivellamento ST reversivibile da spasmo coronarico, ma non si rilevano gli squilibri enzimatici caratteristici. In questa situazione il rischio di infarto è accresciuto. Questa è una forma di angina instabile caratterizzata da dolore anginoso tipico insorgente esclusivamente a riposo, spesso notturno e “a grappolo”, con tipiche alterazioni elettrocardiografiche (sopraslivellamento del tratto S-T). La metà circa di questi pazienti non presenta aterosclerosi delle coronarie e la comparsa dell’ischemia viene attribuita a un improvviso spasmo delle coronarie.
la sindrome X, su base ansiosa, prevalente nelle donne.
CAUSE
La causa principale è da rinvenire nell'ostruzione di un vaso ad opera di una placca aterosclerotica. Rientrano dunque nei fattori di rischio per l'angina pectoris gli stessi fattori di rischio dell'aterosclerosi:
fumo;
alti livelli di colesterolo;
pressione alta;
diabete mellito;
obesità;
vita sedentaria.
L'angina pectoris può presentarsi come patologia secondaria in casi di insufficienza cardiaca, aritmia e altre condizioni che possano provocare un ridotto afflusso di sangue al cuore.
L'angina di Prinzmetal è causata da spasmi nelle arterie coronariche; gli spasmi si presentano spontaneamente nella maggior parte dei casi, anche in assenza dei fattori di rischio classici delle malattie cardiache; la metà dei pazienti afflitti da questa rara forma non presenta evidenze aterosclerotiche. Quando gli spasmi non si presentano in condizioni di riposo possono essere indotti da:
esposizione al freddo;
stress emotivo;
assunzione di alcolici;
farmaci vasocostrittori;
assunzione di cocaina.
L'angina va curata molto attentamente per evitare che possa portare ad un infarto del cuore.
COME DIAGNOSTICARLA???
La diagnosi si avvale di diversi strumenti a crescente livello di completezza: l'elettrocardiogramma (ECG) non è in grado, a meno che non venga praticato durante una crisi, di rilevare da solo l'esistenza di un quadro di angina pectoris. Occorre l'impiego dell'holter (ECG continuo di 24 ore) o meglio ancora l'ECG sotto sforzo; infine la coronarografia (o angiografia coronarica) può dare un quadro completo, in particolare per confermare un caso di angina di Prinzmetal.Fondamentale, data la localizzazione del dolore in sede toracica, è escludere altre cause: un dolore simile a quello anginoso, infatti, può derivare anche da esofagiti, ulcera peptica e coliche biliari. Sono da escludere anche pleuriti o dolori di origine reumatica; in rari casi potrebbe trattarsi di una semplice indigestione.
Generalmente, in presenza contemporanea di sintomi sicuramentente anginosi e sicuramente non anginosi si può escludere la malattia coronarica, in quanto le forme atipiche di angina pectoris sono una piccola minoranza.
QUANDO RIVOLGERSI AL MEDICO???
L'angina richiede una attenta e continua sorveglianza da parte del medico e tutte le persone che ne soffrono devono essere seguite da un medico.
Se si hanno problemi o dubbi in merito ai farmaci prescritti.
Occorre rivolgersi immediatamente ad un medico o al Pronto Soccorso dell'Ospedale più vicino:
quando il dolore aumenta di intensità e non scompare entro 10- 15 minuti nonostante il riposo e i farmaci per l'attacco di angina (quelli da prendere mettendoli sotto la lingua),
quando ci si sveglia dal sonno con un dolore al petto;
quando ci si sente come storditi e molto affaticati, si respira con affanno anche se si è a riposo, o si diventa pallidi e coperti di sudore.
In questi casi non si deve andare da soli in Ospedale ma bisogna chiamare immediatamente una ambulanza.
QUALI ACCORGIMENTI DOBBIAMO SEGUIRE PER TRATTARE L'ANGINA E CHE CURE FARMACOLICHE O CHIRURGICHE SI DEVONO SEGUIRE??
Evitare nel modo più assoluto attività che richiedono sforzi fisici che possono scatenare la crisi. Assumere farmaci per via sublinguale prima di compiere uno sforzo inevitabile (esempio, dover salire le scale di casa) se si ha già avuto esperienza di una crisi. Va invece mantenuta ogni attività fisica che sia ben tollerata, come ad esempio il passeggiare. Non necessario è evitare i rapporti sessuali.
Vanno evitati gli stress emotivi, esposizioni a temperature molto fredde o troppo calde, pasti troppo abbondanti. In inverno si deve evitare di uscire nelle ore più fredde e, in ogni caso, occorre vestirsi con abiti molto caldi.
Smettere di fumare se si è fumatori. Ridurre il proprio peso corporeo se si è in sovrappeso. Ridurre la quantità di grassi e sale da cucina presente nell'alimentazione.
Sottoporsi regolarmente a visita medica ed assumere i farmaci prescritti seguendo scrupolosamente i consigli del medico. Non interrompere improvvisamente l'assunzione dei farmaci prescritti: il vostro cuore potrebbe correre un serio pericolo di infarto. Ha importanza anche il controllo della pressione sanguigna, del colesterolo e dello stress. Importante è anche la correzione di situazioni predisponenti quali vizi valvolari, aritmie, diabete e problemi tiroidei.
La prima cosa da fare all'insorgenza del dolore è mettersi immediatamente a riposo, in modo da abbassare il fabbisogno di ossigeno del muscolo cardiaco. Una leggera attività fisica di tipo aerobico può però essere indicata per ottenere benefici a lungo termine per l'angina stabile.
In presenza di angina instabile (quindi anche alla prima comparsa dei sintomi anginosi) è fortemente consigliato il ricovero ospedaliero.
La scelta del trattamento è stabilita in relazione al tipo di angina diagnosticato e dall'eventuale compresenza di altre malattie.
A) TRATTAMENTO FARMACOLOGICO: La terapia medica dell'angina pectoris si avvale di numerosi farmaci operanti a livello sintomatico, emodinamico o ritmico, da assumere in via continuativa o preventiva o al momento della crisi: la nitroglicerina assunta per via sublinguale è il trattamento generalmente usato per alleviare il dolore; betabloccanti e calcioantagonisti sono usati per un trattamento continuativo. I betabloccanti possono avere controindicazioni nei casi di angina di Prinzmetal, in particolare se causata da assunzione di cocaina.
Nei casi di angina stabile può essere indicata l'assunzione di nitroglicerina prima di sottoporsi a sforzi o altri comportamenti che potrebbero scatenare la crisi anginosa.
Anche l'acido acetilsalicilico trova impiego nella terapia di questa patologia in particolare nell'angina instabile e generalmente nei casi in cui ci sia un maggior rischio d'infarto.
L'associazione con farmaci che abbassano il livello di colesterolo nel sangue può essere indicato nell'angina stabile.
B) TRATTAMENTO CHIRURGICO: Il trattamento chirurgico, quando necessario, è orientato all'angioplastica coronarica, in particolare con l'impianto di stent, e al bypass aorto-coronarico. L'angioplastica è meno invasiva ma più portata a recidive; il bypass è più rischioso ma risolutivo.
Il trattamento chirurgico non è utile nell'angina di Prinzmetal, a meno che non si rivelino ostruzioni fisse durante l'angiografia.
L'angina stabile tende a migliorare con i trattamenti se si interrompono i comportamenti a rischio coronarico.
L'angina di Prinzmetal generalmente risponde al trattamento farmacologico; in assenza di determinati fattori scatenanti non insorgono le complicanze.
venerdì 23 gennaio 2009
ATEROSLEROSI E ARTERIOSCLEROSI
A causa della lesione potrebbe anche staccarsi un pezzato di ateroma che, trasportato in periferia dal sangue, andrebbe ad occludere vasi di dimensioni minori (embolia). L'aterosclerosi è la forma più comune dell'arteriosclerosi, che genericamente è un complesso di patologie che provocano un ispessimento delle pareti arteriose e la conseguente perdita di elasticità. L'aterosclerosi è molto diffusa e le sue prime manifestazioni sopraggiungono in genere tra i quaranta e i sessant'anni soprattutto nell'uomo. Tuttavia, essendo lo sviluppo di ateromi un processo lento, si pensa che sia la conseguenza di uno stile di vita non corretto (fumo, alcol, mancanza di attività fisica) praticato in giovane età. Le cause che determinano questa malattia sono molteplici e possono essere legate all'ereditarietà, allo standard di vita del soggetto, alle abitudini alimentari (ipercolesterolemia), al grado di applicazione mentale, a fattori metabolici e infettivi.L'aterosclerosi è una delle cause di molte patologie cardiache considerata un fattore di rischio per l'angina pectoris, l'infarto e la riduzione delle capacità cerebrali. Infatti gli ateromi, crescendo di numero e volume, provocano un restringimento dei vasi e anche una parziale ostruzione (stenosi) che priva gli organi di una sufficiente irrorazione sanguigna: le conseguenze possono essere a carico dell'intero sistema cardiovascolare, del cuore ma anche del cervello o di altri organi interessati, provocando insufficienza renale, infarto, ictus o dolore agli arti inferiori.
Quando gli ateromi crescono di numero e volume si moltiplicano le possibilità di restringimenti vascolari e lesioni delle placche. Quando l'ostacolo al flusso sanguigno diventa importante alcuni organi vengono privati di una sufficiente irrorazione sanguigna. La carenza di ossigeno dà origine a segnali di sofferenza che possono coinvolgere gli arti inferiori (zoppia o claudicatio intermittens, crampi o paralisi dei muscoli), il cervello (confusione mentale, cefalea) o il cuore (angina pectoris che si manifesta con un forte senso di oppressione al torace soprattutto durante forti stress psicofisici).
lunedì 17 novembre 2008
helicobacter pylori
Anche per l'ulcera gastrica ciò che causa la formazione della lesione è una condizione di squilibrio tra i fattori aggressivi, tra i quali spicca l'infezione dall'H. pylori, e quelli protettivi, che sono ridotti. Le lesioni nello strato protettivo di muco lo rendono inadeguato a rallentare e neutralizzare la retrodiffusione di una serie di agenti, che arrivano alle cellule superficiali dello stomaco danneggiandole.All'aggressione batterica è anche complice la liberazione di mediatori dell'infiammazione, che amplificano, seppur in via indiretta, il danneggiamento.Il sintomo più diffuso dell'ulcera gastroduodenale è un bruciore o un dolore nella parte superiore dell'addome, l'epigastrio, molto più forte nei pasti e nel mattino presto, quando lo stomaco è vuoto.Tuttavia può insorgere anche in qualsiasi momento, con durata che può variare da pochi minuti fino ad alcune ore. Più raramente possono insorgere sintomi come nausea, vomito e mancanza di appetito. A volte l'ulcera può sanguinare e indurre anemia.L'infezione dagli H. pylori è associata a un aumento di 2-6 volte del rischio di linforma MALT e soprattutto di cancro gastrico.....Come si può individuare qst estraneo?I metodi per la diagnosi dell’'Helicobacter pylori possono essere classificati come invasivi (Gastroscopia e Biopsia) e non invasivi (test del respiro, ricerca dell’antigene nelle feci, ricerca di anticorpi nel sangue)....E come si potrebbe combattere?...allora le soluzioni per eradicare l'H.pylori sono molteplici, infatti la terapia comprende inibitori di pompa protonica (IPP) per ridurre l'acidità, e l'uso di antibiotici....ma la migliore terapia è una "multipla", costituita da un inibitore di pompa associato a più antibiotici contemporaneamente.
sabato 15 novembre 2008
info scientifica!!!
Il varicocele è una patologia varicosa che interessa il sistema vascolare del testicolo, caratterizzata da dilatazione ed incontinenza delle vene testicolari (o spermatiche) che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo.Tali vene, nell'uomo, possono diventare incontinenti e dilatarsi impedendo così il deflusso di sangue venoso dal testicolo verso la parte alta del corpo. Si crea quindi una condizione di reflusso e stasi di sangue verso il testicolo.
Ciò si manifesta in particolar modo a carico del testicolo sinistro (95%) e raramente nel testicolo destro (5%) a causa delle differenti caratteristiche anatomiche tra le due vie vascolari. La vena spermatica sinistra, infatti, è tributaria della vena renale che ha basso flusso rispetto la vena cava nella quale refluisce la vena spermatica destra.Se capita a destra si può porre il sospetto di massa
Talvolta il varicocele può coinvolgere entrambi i testicoli ed allora si parla di varicocele bilaterale...Vi starete chiedendo quali possono essere i sintomi...ebbene nella
maggior parte dei casi non si hanno sintomi evidenti. Un ragazzo può non accorgersi affatto di avere un varicocele.I sintomi, di norma, tendono a presentarsi con il caldo, dopo un duro esercizio, alla fine di un rapporto sessuale, oppure dopo un tempo prolungato in stazione eretta.
I sintomi includono:
un dolore sordo nel/i testicolo/i;
un senso gravativo di pesantezza a livello scrotale;
fastidio al testicolo o in una parte dello scroto;
I segni più frequenti sono
vene dilatate palpabili a livello scrotale. Vengono spesso descritte come un "sacchetto vermiforme"; il testicolo colpito da varicocele può risultare più piccolo rispetto al controlaterale. Nel testicolo, a causa della persistenza di sangue venoso, si vengono a creare alterazioni metaboliche e strutturali dell'organo. Possono quindi essere intaccate le condizioni ideali per la crescita e la maturazione di Spermatozoi sani e con capacità fecondante. Si osserva spesso l'alterazione del Liquido Seminale che presenterà varie anomalie tra cui, le più comuni, diminuzione del numero di spermatozoi e/o alterazioni della loro motilità e morfologia. Le vene dilatate determinano un innalzamento di pochi gradi della temperatura del testicolo che, se si mantiene per lungo tempo, può causare infertilità.La produzione degli spermatozoi, infatti, è molto sensibile anche a piccole variazioni di temperatura. Dopo il trattamento si osserva frequentemente è un netto miglioramento dei parametri seminali.
Il varicocele può anche causare un'ipotrofia del testicolo.Il trattamento d'elezione è di tipo chirurgico le cui indicazioni principali sono: alterazione dello spermiogramma o dolore invalidante. La varicocelectomia viene eseguita in anestesia generale, spinale (subaracnoidea) o locale a seconda delle tecnica chirurgica utilizzata.
Negli anni sono state proposte numerose tecniche per la cura di tale patologia:legatura soprainguinale; sclerotizzazione (anterograda o retrograda);
embolizzazione vene spermatiche;
legatura laparoscopica;ecc ecc.
Tra le varie tecniche chirurgiche disponibili, quella che offre migliori vantaggi in rapporto ad una buona percentuale di successo, di minore invasività e rischi operatori è la legatura microchirugica subinguinale delle vene spermatiche. È un intervento che si effettua in anestesia locale o spinale, con un piccola incisione obliqua di pochi cm a livello del pube verso l’inguine,
si procede alla ricerca dell’arteria spermatica, e si procede all'identificazione delle vene responsabili del reflusso che devono essere legate una per volta e sezionate. Tecnica meno invasiva è quella radiologica, che può essere eseguita ambulatorialmente: passando attraverso i vasi sanguigni il radiologo giunge alle vene spermatiche che cauterizza.Altra tecnica radiologica, utilizzata quando il cateterismo della vena spermatica risulta impossibile, è anterograda. Tale tecnica prevede l'isolamento di una vena del plesso pampiniforme anteriore a valle dell'orifizio inguinale esterno o a livello scrotale, con successiva iniezione della sostanza sclerosante. Il sangue refluo utilizzerà il circolo collaterale che si è formato durante tutto il tempo delle malattia.Circa il 50% dei pazienti sottoposti a trattamento va poi incontro a una normalizzazione della fertilità.Il controllo dei parametri seminali andrebbe fatto non prima di 3-4 mesi dall'intervento.
Rimane comunque la possibilità di recidive....Quindi cari uomini state attenti, nn sottovalutate un aventuale anomalia ai vostri "bip"...chiedete sempre parere al vostro medico!!!
